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anViagi 151Sbagliando Strada

Alba, ovvero le Langhe in città

Stefano Bevione5 febbraio 2016

anViagi questa volta vi accompagna a spasso per Alba, città che non ha certo bisogno di ulteriori promozioni per attrarre il turista ed invogliarlo ad approfittare delle gioie locali, siano esse dell’occhio o del palato, ma che offre anche angoli nascosti che meriterebbero maggior attenzione.

Preoccupiamoci per intanto di entrare in città (chi arriva da Asti e Torino, lo farà da viale Torino) e di trovare un parcheggio per l’automobile (problema di scottante attualità ad Alba; noi vi consigliamo piazza Sen. Cagnasso, dove un tempo si teneva il mercato del bestiame). La piazza conserva poco del fascino di un tempo, quando davanti all’Albergo Leon d’oro si davano appuntamento tutti i commercianti della Langa e oltre per una delle più importanti fiere del bestiame del Basso Piemonte. La struttura dell’antico Foro Boario è comunque ancora suggestiva, anche se meriterebbe miglior fortuna. Un’altra possibilità consiste nel lasciare la propria auto in piazza Medford, il grande spazio in cui si trova il Palazzo Mostre e Congressi e l’ex tribunale di Alba, edificio contemporaneo molto originale.

Entriamo nel centro storico di Alba attraverso via Cavour, l’antico decumano maximo dell’abitato romano; da questa prospettiva Alba rende merito al suo antico appellativo di Città delle Cento Torri: le torri medioevali ancora oggi portano i nomi delle diverse famiglie proprietarie e in alcuni casi sono perfettamente integre, in altri ribassate o inglobate nelle abitazioni. Nella parte terminale di via Cavour le torri Astesiano (a sinistra) e Sineo (a destra) e la trecentesca Casa Sacco (detta Loggia del Mercante, con tre ordini di fregi marcapiano in cotto) incorniciano lo splendido scenario di piazza Risorgimento (“piazza del Duomo”), fulcro storico della vita amministrativa e pubblica della comunità. Sul lato sinistro della piazza si affaccia il Palazzo del Comune, costruzione che ha subìto molte trasformazioni nell’arco dei secoli; sotto il suo ampio porticato di volte a crociera si può trovare testimonianza delle alterne sorti storiche della città (tra cui una lapide del 1680 auspicante che la ricostruzione di duecento case sia motivo di migliori fortune future). Tra il Palazzo del Comune e il Duomo, sorgeva fino al secolo scorso una torre (riportata in varie incisioni), di cui resta il perimetro indicato in pietra di luserna nell’acciottolato. Alle spalle la sede dell’Ente Turismo (ottimo ufficio di informazioni con un imperdibile sportello del vino - OnWine - per prenotarsi in centinaia di cantine di Langhe, Roero e Monferrato). Subito oltre, davanti al Monumento alla Resistenza, ecco il Centro Studi Beppe Fenoglio che ha sede proprio nella casa natale dello scrittore più schivo e moderno (e crediamo anche migliore) di tutti.

  • Le torri medievali di Alba viste dai tetti. Photo: Lorenzo Marasso.
  • Una delle torri di Alba sullo sfondo del centro storico. Photo: Lorenzo Marasso.
  • Un portone antico in via Cavour. Photo: Lorenzo Marasso.
  • L'ingresso di via Cavour (detto anche "la pontina") nel 1908. Photo: .
  • Casa Sacco, detta anche Loggia dei Mercanti, in via Cavour. Photo: Diego De Finis.
  • Il Palazzo municipale di Alba in piazza del Duomo all'ingresso di via Cavour. Photo: Diego De Finis.
 

Sulla piazza incombe inevitabile la mole del Duomo, la Cattedrale di San Lorenzo, di impianto romanico risalente al XII secolo ma frutto complessivo di numerosi rifacimenti ed interventi ricostruttivi: ne è un esempio la facciata, rimaneggiata nella seconda metà dell’ottocento, recante la figura di San Lorenzo ed i simboli dei quattro evangelisti sotto l’ampio rosone di stile gotico. L’interno è esaltato dagli effetti chiaroscurali della luce solare e dall’alta navata centrale che culmina nell’altare maggiore settecentesco, in marmi di gusto barocco, e nell’abside che ospita, sotto la pala di San Lorenzo tra gli Angeli, il grandioso coro ligneo di Cidonio (Bernardino Fossati) del primo ‘500, composto da 35 scranni intarsiati e raffiguranti paesaggi, città ed oggetti sacri celati da sportelli socchiusi. Le navate laterali ospitano otto altari minori tra i quali spiccano per importanza quello della Cappella del SS. Sacramento, anch’esso barocco, e l’arca sacra della Cappella di San Teobaldo, che conserva le reliquie dei Santi Patroni. Il Duomo conserva anche un’antichissima cripta dove, secondo la leggenda, nel 250 San Dalmazzo incontrò prete Giovanni ed i primi catecumeni. Altra leggenda vuole che le chiese di Alba fossero (o siano?) tutte collegate da cunicoli sotterranei, che partivano appunto dalla cripta; una via di fuga passava dal vescovado e finiva nei pressi del fiume; se dalla leggenda si vuol passare alla storia consigliamo vivamente i percorsi di Alba Sotterranea, un’incredibile avventura tra cantine, cunicoli e passaggi sotto i principali monumenti della città che attraverso il sottosuolo vi racconterà la storia antica di Alba. Imperdibile il Museo Diocesiano ricavato proprio sotto la Cattedrale, con ingresso dall’abside.

  • Piazza del Duomo ad Alba, vista da una delle torri medievali. Photo: Lorenzo Marasso.
  • Piazza del Duomo in notturna. Photo: Lorenzo Marasso.
  • Immagine d'epoca di piazza del Duomo ad Alba con il Caffé Calissano. Photo: .
  • L'abside della cattedrale di Alba in uno scatto notturno. Photo: Lorenzo Marasso.
  • Il principale portale d'ingresso del Duomo di Alba. Photo: Lorenzo Marasso.
  • La navata centrale del Duomo di Alba durante un concerto dell'Orchestra Pressenda. Photo: Beppe Malò.
 

L’abside del Duomo sovrasta l’adiacente piazza Rossetti: un tempo sui suoi lati minori il Duomo ospitava delle logge pubbliche dove si tenevano riunioni e traffici mercantili. Da piazza Rossetti possiamo ammirare in tutta la sua altezza il campanile (oltre 40 metri!), a base quadrangolare e decorato da monofore e bifore, contenente al suo interno l’antica torre campanaria del XII secolo (la scala interna passa tra le murature delle due diverse costruzioni). Il Campanile è visitabile alla domenica o su prenotazione. Completiamo l’aggiramento del Duomo: alla nostra destra si apre via Manzoni, accesso ad una delle parti più vecchie (e purtroppo vetuste...) di Alba che avremo modo di visitare in seguito; torniamo su piazza Risorgimento, dove è consigliabile fermarsi per una sosta negli splendidi locali del più celebre dei caffè storici albesi: il “Caffé Calissano”! Il locale è così antico che non si conosce la data della licenza; oggi, rinnovato negli specchi e negli stucchi ottocenteschi, ha ritrovato tutto lo splendore dei tempi migliori: questo era il principale “salotto” di Alba (Fenoglio lo chiamava “il caffè dei signori”) e un tempo nelle sue sale si giocava a carte per tutta la notte (si sa, i langhetti sono accaniti giocatori d’azzardo), tanto che al mattino era disponibile un servizio di barbiere per i suoi nottambuli clienti. 

Dai portici del caffé imbocchiamo quindi l’angusto vicolo dell’Arco (dove c’è il discreto ingresso del prestigioso Piazza Duomo, uno degli 8 ristoranti tre-stelle italiani) e proseguendo lungo via Ravina, entriamo in piazza Pertinace, meglio conosciuta dagli Albesi come piazza San Giovanni dal nome della chiesa che sorge sullo sfondo, o anche piazza del Brichet a causa di un monticello che vi sorgeva e che oggi dà il nome a tutto il borgo. La chiesa è di origine molto antica ma è stata oggetto di numerosi restauri, l’ultimo dei quali, portato a termine nel 1895, l’ha provvista dell’elegante soffitto a cassettoni che possiamo ammirare oggi. La chiesa conserva numerose opere di notevole pregio tra le quali una tavola trecentesca di Barnaba da Modena e un’Adorazione del Bambino dell’artista albese Macrino (primi del ‘500). Uscendo dalla chiesa, sulla nostra sinistra, si impongono all’attenzione altre due pregevoli case-torri: Casa Riva (la più vicina alla chiesa) e Casa Marro (detta “il Castellaccio”), entrambe del ‘400 ed ancora ben conservate. 

  • Gli edifici medievale di piazza Pertinace af Alba in primavera. Photo: Lorenzo Marasso.
  • I palazzi medievali Marro e Riva in piazza Pertinace. Photo: Lorenzo Marasso.
  • Una bifora gotica in piazza Pertinace. Photo: Lorenzo Marasso.
  • Tre lunette del palazzo seicentesco in via Bosio. Photo: Lorenzo Marasso.
  • Palazzo Marro in piazza Pertinace ad Alba. Photo: Diego De Finis.
  • La chiesa di San Giovanni Battista in piazza Pertinace. Photo: Diego De Finis.
 

Da questo lato della piazza si può accedere nuovamente a via Cavour ma il nostro percorso ci porta ora a riattraversare via Ravina per entrare in via Vittorio Emanuele (ma vi converrà chiamarla, come fanno tutti, semplicemente via Maestra), il cuore storico di Alba, via del passeggio e degli incontri per albesi e turisti, via del mercato il sabato mattino, stipata di bancarelle colorate, di commercianti e clienti affaccendati: bene o male il vero luogo-simbolo dell’albesità. Il suo corso irregolare e la sua ampiezza che varia continuamente rispecchiano ancora l’antico tracciato medioevale (e dal medioevo arriva la sua denominazione popolare, ovvero via magistra); di quel periodo via Maestra conserva numerosi edifici che “emergono” dal tessuto urbano. Proprio all’angolo, oggi molto ben recuperato, fa mostra di sé il Palazzo Bergui-De Giacomi, di evidenti origini medioevali. Lungo il nostro cammino incontriamo sulla sinistra, all’angolo con via Calissano, la quattrocentesca Casa Do, decorata con gli splendidi fregi in cotto che raffigurano personaggi eleganti, bizzarri o mostruosi. Pochi metri più avanti ecco la torre abbassata di Casa Stupino, di fronte alla quale sorge il Palazzo dei Conti Belli, decorato in modo più stilizzato e geometrico, ed ancora il Palazzo dei Conti di Serralunga, classico del rinascimento sia per il suo affaccio sulla via che per il cortile interno con doppio loggiato (infatti la facciata originaria venne riprodotta fedelmente nell’ottocentesco Borgo Medioevale del Valentino, a Torino). Poco oltre, sull’altro lato della via, sorge il gioiello barocco di Alba, la Chiesa della Maddalena, opera di Bernardo Vittone della metà del ‘700; caratteristica è la facciata ondulata, di mattoni in risega, che non fu mai completata e la cui ruvidità non lascia presagire la ricchezza dell’interno. Al di là del portone in noce (18 pannelli scolpiti e lavorati) troviamo un ambiente rettangolare appena movimentato da due cappelle laterali e terminante nel pregevolissimo presbiterio, coperto da una volta ovale abbinata a due volte a botte. Tutta la chiesa è impreziosita da una stupefacente varietà di marmi preziosi: rosso di Francia, verde di Susa, bianco di Carrara, giallo di Verona e nero belga, particolarmente rintracciabili nella Cappella della Beata Margherita di Savoia, il cui corpo è custodito in una pregiata teca d’argento ottocentesca, dono di Madama Cristina. Dello stesso periodo è la tela che ritrae la Maddalena, in un ovale che sovrasta le colonne tortili dell’altare maggiore. Alle spalle, tra grandi scorci prospettici tipicamente barocchi, si apre il grande coro, vasto ambiente circondato da 48 scranni in noce e dalla volta interamente affrescata dove fa bella mostra un notevolissimo Cristo ligneo del 1400; oggi il Coro è adibito a mostre d’arte grazie al suo ingresso laterale che si innesta nel grande cortile interno (detto anch’esso “della Maddalena”) sul quale si affacciano anche la Biblioteca Civica e il Museo Civico “Eusebio”. 

Il cortile è stato per moltissime edizioni sede della Fiera del Tartufo ai suoi albori (quando cioè Giacomo Morra ne costruiva il Mito) e ancora oggi ospita il mercato autunnale del più prezioso gioiello albese. Il Museo Civico “Eusebio”, recentemente rinnovato negli allestimenti, ospita importanti testimonianze archeologiche di epoca pre-romana (oltre che di Alba Pompeia), nonché una interessantissima sezione naturalistica ed etnografica.

  • La nuova sala Beppe Fenoglio al fondo del Cortile della Maddalena. Photo: Diego De Finis.
  • Il porticato del Cortile della Maddalena, con biblioteca e Museo Eusebio. Photo: Diego De Finis.
  • Una torre ribassata all'inizio di via Maestra. Photo: Diego De Finis.
  • Alcuni pregevoli fregi medievali in cotto su un edificio in via Maestra. Photo: Diego De Finis.
  • La chiesa della Maddalena in via Maestra illuminata dalle luci natalizie. Photo: Lorenzo Marasso.
  • Statua di Cristo crocifisso in legno nella chiesa della Maddalena. Photo: .
  • Il cortile del Palazzo dei Conti Belli ad Alba. Photo: Lorenzo Marasso.
 

Ancora in via Maestra, quasi di fronte alla Maddalena, troviamo la Chiesa dei SS. Cosma e Damiano, costruita sui resti di mura romane forse nel XIII sec. ma riplasmata nel 1760 in stile barocco, e poco più avanti, sul lato sinistro della via e sull’angolo con via Giacosa, il Palazzo Mermet, edificio settecentesco che cela al suo interno un elegante cortile-giardino. Qui la libreria-enoteca Marchisio è stata per tanto tempo un ritrovo intellettuale, mentre nell’adiacente Drogheria Carosso si ritrovano ancora gli afrori e le suggestioni del secolo scorso; per finire l’amarcord nella contigua via Giacosa sorgeva la più celebre delle osterie di Alba: il Ristorante Albergo Stella d’Oro che tutti (perfino i turisti tedeschi) chiamavano semplicemente Vigin Mudest, un locale storico, celebrato da più di uno scrittore, fulcro di un quartiere vivace, che si negava ben pochi piaceri: il cortile dell’osteria era un celebre campo di gioco di “balon ai tetti” (varietà di pallone elastico il cui nome lascia intuire le regole) che vide le gesta sportive di “Cichin” Viglino, detto “il leone dei cortili”; poco lontano si poteva sgusciare nell’accogliente sala di uno dei due postriboli albesi, teatro di gesta altrettanto sportive e celebrate, sebbene di tutt’altra natura...

La passeggiata in via Maestra alterna eleganti vetrine (come dimenticare che siete in una delle cittadine più ricche d’Italia?) a piccoli tesori dell’enogastronomia e ancora a vere “bomboniere” liberty come la Pasticceria Pettiti. Via Maestra si conclude con il famoso orologio (non troppo preciso, a dire il vero...) sotto il quale è consuetudine darsi appuntamento; la via si apre su piazza Savona (da poco intitolata alo scomparso industriale albese Michele Ferrero), sempre affollata di gente intorno alla fontana e nei caffé sotto i portici che la circondano per tre quarti. La piazza è stata rielaborata sul finire del secolo scorso, a formare una porta di passaggio tra il centro storico ed i quartieri di più recente nascita: su piazza Savona si innestano infatti le direttrici su cui Alba si è espansa negli ultimi decenni (corso Langhe e corso Piave-corso Europa). Proprio qui sono state scattate le celebri immagini del mercato delle uve, con la piazza gremita di carretti e i déhors dei caffé affollati di sola (truffatori) pronti a ripulire gli ingenui e gli incoscienti al biliardo o alle carte.

  • Un palazzo in via Roma. Photo: Lorenzo Marasso.
  • Un angolo dello sferisterio Mermet di Alba. Photo: Lorenzo Marasso.
  • Il mercato dell'uva negli anni '30 in piazza Umberto I, oggi piazza Ferrero (ex Savona). Photo: .
  • Foto d'epoca della stazione ferroviaria di Alba. Photo: .
  • Piazza Ferrero ad Alba, ex piazza Savona, ex piazza Umberto I. Photo: Diego De Finis.
 

Svoltando a destra i portici proseguono per tutta la lunghezza di via Roma sfiorando lo storico sferisterio Mermet (nella vicina via Toti), dove si gioca (ancora, ma per quanto?) al pallone elastico, lo sport principe della gente di Langa; e qui al Mermet, ancor più che all’Umberto (il caffé di Fenoglio) o al Savona (un tempo di Giacomo Morra, l’albergo per eccellenza, ma anche ristorante e sala biliardo) si poteva davvero perdere la cascina, tra affari e traverse (le scommesse) ineffabilmente gestite da quell’altro grande personaggio di Alba che è stato Romualdo Isnardi.

Via Roma va quindi a concludersi nel viale della stazione ferroviaria, dove (in Una questione privata di Fenoglio) Milton accompagna per l’ultima volta Fulvia, in partenza per Torino. La stazione, fresca di restauro, conserva l’identico aspetto (e identici treni...) di un tempo. Poco oltre il passaggio a livello sorge quel tempio pagano, adorato dai golosi di tutto il mondo, che è la fabbrica della Nutella, la Ferrero appunto, un’altra immagine di Alba nel mondo.

Se invece da piazza Savona imbocchiamo corso Coppino (a sinistra della piazza quindi) possiamo affacciarci su piazza San Paolo, con il monumentale tempio dedicato al Santo e con la sede dell’omonima Pia Società editrice (quella di Famiglia Cristiana e il Giornalino). Proseguendo lungo il viale della circonvallazione prendiamo via Gastaldi dove troverete nientemeno che… il Rock! Sì perché la Wall of Sound Gallery raccoglie gli scatti epocali di uno dei massimi fotografi di musica del mondo: Guido Harari che l’amore ha portato ad Alba dove oggi vive e lavora.

Quindi imboccate via Gen. Govone e raggiungete piazza Vittorio Veneto: sulla vostra destra il Seminario maggiore, fondato già a metà del 1500, di cui merita una vista il raccolto cortile e le due chiese interne. Di fronte la bella Chiesa di Santa Caterina, in un barocco sobrio, recentemente restaurata con grande cura e prestata al culto ortodosso dei tanti romeni che vivono in città; a sinistra l’imbocco di via Calissano, lungo la quale sorgono senza soluzione di continuità il Teatro Sociale Giorgio Busca (nato nel 1855 e quest’anno recuperato con soluzioni moderne che ne hanno triplicato la capienza), il Liceo-Ginnasio G. Govone (dove insegnarono Pietro Chiodi e Leonardo Cocito e dove studiò Beppe Fenoglio) e, sull’angolo con via Accademia, il Bel San Domenico, chiesa gotico-romanica della fine del 1200. La sua facciata, semplice e lineare, è movimentata soltanto dalla presenza di contrafforti a tutta altezza e dall’accentuata strombatura in cui si apre il portale. L’interno conta tre grandi navate coperte da volte a vela su pilastri cilindrici che hanno conservato in parte l’originale e curiosa decorazione a scacchi bianchi e neri; ha subìto numerose trasformazioni nel corso del tempo ed oggi un restauro iniziato negli anni ‘70 a cura della Famija Albèisa lo ha reso fruibile per visite turistiche, mostre pittoriche e fotografiche e concerti. Il pavimento, notevolmente più basso del livello viario esterno, è stato riportato alla sua integrità originale e si continua tuttora a recuperare antiche lapidi, iscrizioni, fregi ed affreschi che restauri meno felici nascosero alla vista. Pregevoli gli ultimi affreschi quattrocenteschi riportati alla luce sulle volte della navata centrale. Una bella illuminazione ne aumenta la suggestione alla sera, quando le strade si svuotano e il quartiere assume un che di irreale. Il San Domenico è senza dubbio il monumento più amato dagli albesi, che hanno contribuito al suo recupero e che oggi ne affollano le navate ad ogni buona occasione. Proprio la Famija Albeisa (che ne cura la gestione) è il riferimento migliore per chi non si accontenti di queste brevi note: nella sede di via Belli potrete sviscerare architettura e folclore, storia e costume della città, tra i numerosi volumi ad essa dedicati. La sede della Famija è aperta dal martedì al sabato (ore 17 - 19).

  • la chiesa di San Domenico vista dall'abside in notturna. Photo: Lorenzo Marasso.
  • La chiesa di Santa Caterina ad Alba. Photo: Lorenzo Marasso.
  • La facciata di ingresso del teatro sociale Giorgio Busca di Alba. Photo: Lorenzo Marasso.
  • L'ingresso del teatro sociale "Giorgio Busca". Photo: Lorenzo Marasso.
 

Dalla chiesa possiamo tornare verso il Duomo lungo via Coppa (con l’ennesima torre ribassata) e scendere attraverso via Vida in piazza Mons. Grassi (porta Cherasca). Sulla nostra destra troviamo il Palazzo Vescovile e, al centro della piazza, ciò che rimane della cinta muraria di età romana che cingeva ad ottagono la città (figura geometrica ancora distinguibile, dall’alto, nel tessuto urbano di Alba e di cui possiamo intuire il lato Nord dal tracciato preservato sulla piazza).

Risaliamo lungo via Acqui per poi imboccare a destra la quiete di via Balbo, con le scuole Vida, quindi via Giraudo con un bel palazzo padronale all’angolo con via Sen. Como, altra viuzza silenziosa (è questo il quartiere delle suore) che sbuca poi nella piazzetta con la Chiesa di San Giuseppe, costruzione risalente al XVIII secolo. Imbocchiamo ora via Bosio dove un pregevole restauro ci permette di ammirare in tutto il suo splendore una casa seicentesca e ritorniamo infine in piazza Sen. Cagnasso dalla quale è semplice (ma non rapido) uscire da Alba immettendosi in viale Torino. Il nostro itinerario è finito, fatelo almeno una volta di sera tardi, quando le ombre coprono gli inevitabili (ma perché poi inevitabili?) scempi edilizi, e le vie si fanno silenziose e deserte: allora non è difficile immaginarsi la stessa città con le strade battute, le case basse e regolari, le osterie e gli stallaggi dai nomi oggi dimenticati, i mercati, le belle insegne delle botteghe: tutto un mondo romantico (e oggi idealizzato) che ancora (r)esisteva fino a metà anni ‘50, ma che oggi nelle foto d’epoca ci sembra irrimediabilmente distante.

Le Soste

Mangiare

Albergo, Ristorante
Monchiero
Albergo, Ristorante
Guarene

Dormire

Albergo, Ristorante
Monchiero
Albergo, Ristorante
Guarene